Congedo Parentale 2026 – Le 5 novità
Congedo Parentale 2026: Le 5 novità che ogni genitore deve conoscere
Conciliare carriera e famiglia è una delle sfide più complesse per i genitori lavoratrici e lavoratori. La Legge di Bilancio 2026 introduce una serie di modifiche significative al congedo parentale e ai permessi per malattia della figlia o del figlio, con l’obiettivo di offrire maggiore flessibilità e supporto. Questo articolo è una guida chiara e pratica alle cinque novità più importanti introdotte dal 1° gennaio 2026.
- Più tempo per le figlie e i figli: il congedo si estende fino ai 14 anni
La modifica più rilevante introdotta dalla Legge di Bilancio 2026 è l’estensione del limite di età per la fruizione del congedo parentale. A partire dal 1° gennaio 2026, i genitori potranno usufruire del congedo fino al compimento del 14° anno di età del figlio/a, un aumento di due anni rispetto al precedente limite di 12 anni. La durata massima complessiva del congedo rimane invariata (10 mesi, elevabili a 11 in determinate condizioni). Ciò che cambia è la flessibilità temporale, permettendo di gestire le esigenze di cura in fasi più complesse della crescita, come la transizione alla scuola media o la gestione di bisogni sanitari e sociali che possono emergere nella preadolescenza.
- Raddoppiano i permessi per malattia: più giorni per le emergenze
La legge interviene anche sul congedo per malattia del figlio/a, introducendo due importanti novità. Innanzitutto, per i/le figli/e di età compresa tra 3 e 14 anni, il numero di giorni di permesso annuale a disposizione di ciascun genitore raddoppia da 5 a 10. In secondo luogo, il limite di età per poter accedere a questi permessi viene esteso da 8 a 14 anni. È fondamentale, tuttavia, evidenziare un dettaglio cruciale: questi giorni di permesso non sono retribuiti.
- Supporto concreto per tutti: tutele rafforzate per disabilità e adozioni
Le principali novità riguardano:
- Figlio/a con disabilità grave:Il prolungamento del congedo parentale, che può arrivare fino a 3 anni totali, è ora possibile fino al compimento del 14° anno di età del figlio.
- Adozioni e affidi:Il congedo parentale può essere fruito entro 14 anni dall’ingresso del minore nel nucleo familiare, a prescindere dall’età del bambino/a al momento dell’ingresso.
- Meno burocrazia, più serenità: il certificato medico diventa digitale
Una delle novità più pratiche è la semplificazione della procedura per richiedere il congedo per malattia della figlia o del figlio. Il certificato medico non dovrà più essere consegnato manualmente dal genitore. La nuova procedura prevede che il medico curante trasmetta il certificato telematicamente all’INPS, che a sua volta lo inoltrerà direttamente al datore di lavoro. Inoltre, viene confermato un diritto di grande valore per i genitori: la possibilità di interrompere le ferie in caso di ricovero ospedaliero del/la minore. In questa circostanza, il genitore può chiedere la sospensione delle ferie per tutta la durata della degenza per poter fruire del congedo per malattia.
- E lo stipendio? Facciamo chiarezza sulla retribuzione del congedo
Sebbene la Legge di Bilancio 2026 non modifichi la struttura economica, è utile riepilogare come funziona la retribuzione del congedo parentale per la generalità delle lavoratrici e dei lavoratori dipendenti, pubblici e privati. La struttura di base del pagamento è la seguente:
- Primo mese:Retribuzione al 100%.
- Dal secondo al nono mese:Indennità al 30%.
- Decimo e undicesimo mese:Non retribuiti (salvo che il genitore richiedente abbia un reddito personale molto basso, nel qual caso spetta il 30%).
Tuttavia, leggi precedenti hanno introdotto significativi miglioramenti per i periodi di congedo fruiti entro il sesto anno di vita del figlio. In particolare, l’indennità è elevata all’80% per uno o due mesi aggiuntivi a seconda di condizioni precise: l’aumento spetta se il congedo obbligatorio di maternità o paternità è terminato dopo il 31 dicembre 2022 (per il secondo mese all’80%) o dopo il 31 dicembre 2023 (per il secondo e terzo mese all’80%).
È importante notare che alcuni Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro (CCNL), come quello degli enti locali, prevedevano già condizioni di maggior favore (es. primo mese al 100%), rendendo di fatto ininfluenti alcuni degli aumenti legislativi per quei lavoratori.